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STEREO TIPO COSMO POLITAN
(ITALIA/2018)

Coreografia: PILAR GALLEGOS
Performer: LUISA AMPRIMO
Videoproiezione: NURIA PRIETO
Musica: JUST JOSEPH, PETER GARLAND, CHAS SMITH e INGRAM MARSHALL
Disegno Luci: DANIELA BESTETTI
Fotografo: ALESSANDRO RIZZI


CHI SONO I NOSTRI NUOVI DEI?

E' passato un po' di tempo da quando ho iniziato ad avere l'impressione che le persone mostrate ripetutamente sulle riviste di attualità sono diventate oggi la sostituzione degli antichi dei greco-romani. Inizialmente la mitologia classica, attraverso storie di dei e semidei, offriva ai popoli modelli per la trascendenza umana e spirituale. I miti erano destinati a ispirare e infondere valori nelle persone, oltre che a preservare il bene comune.

Nel corso dei secoli e l'evoluzione dei costumi, i miti hanno acquisito sfumature diverse e varie. Da personaggi reali che compiono gesti eroici in situazioni estreme, a personaggi di fantasia contemporanei - supereroi, principalmente di origine statunitense - ; tutti hanno in qualche modo riempito il divario collettivo nella psiche della cultura popolare, come ha fatto la mitologia al suo tempo. Nonostante la improbabilità della loro origine e il corso delle loro avventure, questi dei o eroi riflettono le più alte aspirazioni di una società e allo stesso tempo, dei sentimenti ambigui nei loro confronti.

Anche se il cristianesimo è in apparenza la religione più forte stabilita in occidente da oltre due mila anni, noi cristiani continuiamo a credere collettivamente agli dei pagani. Marte e Venere, guerra e bellezza, sono ancora oggi dei parametri fondamentali per il decorso della nostra esistenza, e non altrettanto l’amarsi gli uni gli altri, come ha predicato il figlio del nostro dio.

Le pubblicazioni ad alto impatto di diffusione mondiale, i mass media, hanno un impatto molto importante sulle nostre vite attraverso la diffusione di notizie sulla stampa, televisione, radio, internet, riviste e alcuni altri mezzi. Trovano il loro successo proponendo, propagandando e preservando proprio questi culti neo pagani. Attraverso lo sfruttamento e l'adorazione di personaggi che variano dal sublime all'abominevole, c'è un continuo contrasto di questi schieramenti che si oppongono costantemente sui tabloid.

STEREO TIPO COSMO POLITAN

è una ricerca sugli stereotipi femminili che vengono proposti dai media. La mia tesi mira a svelare il comportamento emotivo vincolato al linguaggio corporeo della modella di moda: il tipo di valori che trasmette, l'ideologia che diffonde, i modelli di trascendenza umana e spirituale che distribuisce. Per questa mia indagine, ho scelto come oggetto di studio l'edizione italiana del marzo 2017 della rivista Cosmopolitan, una delle pubblicazioni maggiormente distribuite in tutto il pianeta.

Il metodo di lavoro si è concentrato sulla ricostruzione delle pose umane trovate sull'esemplare, che raccoglie circa duecentotrenta immagini, riprodotte in una sequenza eseguita dal vivo da una danzatrice. Volevo indagare su di lei le emozioni che sorgevano in modo spontaneo da questo linguaggio corporeo. Come donna, non mi identifico con questa immagine che imass media propongono alla società di oggi. Ho volutamente paragonato la modella di moda con la Venere mitologica, dea romana della bellezza, l'amore e la fertilità, di carattere capriccioso, vanitoso e volitivo. Dea delle donne che protegge i matrimoni, venerata anche dalle prostitute sacre dell’epoca.



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HOMBRE MUJER,
ÁRBOL HIJO LIBRO,

(MESSICO/SPAGNA/SLOVENIA/2014)

Coreografia: PILAR GALLEGOS
Danzatori: ANTONIO QUILES e PILAR GALLEGOS
Videoproiezione: ANA PECAR
Musica: MARY ELLEN CHILDS, ANTON WEBERN, PIERRE BOULEZ,
MICHAEL JON FINK, READ MILLER e DAVID LANG
Disegno d'Illuminazione: DANIELA BESTETTI
Fotografia della Performance: LUCA MICHELUTTI

Creare. L'azione di creazione. L'atto creativo. Una coppia procrea un figlio in attesa di una nuova vita che porta illusioni, fantasie, paure e conflitti, intervallati da momenti di gioia. Scrivere. Scrivere ad un figlio un libro, oppure leggerglielo. Coltivare piante, alberi, idee, sogni. Coltivare figli.

HOMBRE MUJER, ÁRBOL HIJO LIBRO (UOMO DONNA, ALBERO FIGLIO LIBRO) nasce da un proverbio popolare nel mondo ispanico, che dice: "Un uomo, per essere completo, deve piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro". Spesso attribuito al poeta cubano José Martí, questo pensiero è in realtà un adattamento di una storia profetica di Maometto, il messaggero dell'Islam, che manifesta: "In questa vita bisogna fare tre cose: scrivere un libro, piantare un albero e avere un figlio". Spiega: "La ricompensa per tutto il lavoro fatto da l'essere umano, finisce quando muore, ma tre cose: un continuo elemosina - per esempio l'albero, riparatore da ombra e datore di frutti – un sapere o conoscenza benefica ed un figlio pio che prega per lui quando muore". L'insegnamento è legato alla convinzione del Giorno del Giudizio, una visione religiosa della fine del mondo in cui la destinazione finale di ogni uno per l'eternità è deciso.

Il nostro mondo sta cambiando rapidamente, le previsioni sono pessimistiche, la natura è in franca devastazione e per il 2070 delle carenze preoccupanti sono previste. È importante tenere presente che la nostra generazione non è l'unico colpevole di tutta questa catastrofe. Lo stile di vita attuale è il risultato della rivoluzione industriale, che ha avuto inizio in Europa nella seconda metà del XVIII secolo ed è stato diffuso praticamente in tutti i paesi.

Questo lavoro coreografico vuole valorizzare la consapevolezza umana nei confronti della natura, promuovere lo sviluppo di un migliore rapporto con il pianeta, portando nuove idee per risolvere i problemi, unire le molte correnti di pensiero da fonti di conoscenza diversi che oggi coincidono la rilevanza di questo approccio. Ciò comporterebbe capire che siamo in grado di ridurre al minimo il nostro bisogno di consumo di materiale. I più alti pensieri spirituali inoltre dimostrano che la vera pace è una vita modesta e austera, la fonte di ricchezza e di felicità deriva dalla compassione e l'amore. L'essere umano è per natura sociale e collaboratore attivo, sviluppatore e talvolta ricevitore. Svolge azioni per vivere, contribuire e collaborare. Questo significa promuovere stili di pensiero.

Piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro. Le tre azioni parlano di come seminare e raccogliere semi, valori, sentimenti, una successione di eventi che comportano crescita. Forme di trasformazione civilizzatrice. Sono esempi di impronte che gli esseri umani lasciamo come eredità per le generazioni a venire. Ci sono molti modi per tracciare, ognuno può decidere le proprie.

Alberi, figli o libri non sono solo obiettivi raggiunti, possono anche essere l'inizio di un nuovo modo di abitare la Terra.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato possibile grazie alla sovvenzione economica del Fondo di Aiuto per l'Arte Scenica Iberoamericana IBERESCENA (Spagna-Messico) dentro la convocatoria per Procesi di Creazione Coreografica in Residenza (2013-2014) ed al Comune della città di Maribor (Slovenia ). In residenza di creazione e produzione nel centro Plesna Izba Maribor (Slovenia).


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TRANSMUTATION

(MESSICO/ITALIA/2013)

Coreografia: PILAR GALLEGOS
Danzatori: LUISA AMPRIMO, MARIA AUGUSTA CHIZZOLA,
GIOVANNI LEONARDUZZI, MARCO PIELICH e JESSICA VIDUSSO
Musica: Música: AELAB e JETONE
Edizione Musicale: RICARDO CORTÉS
Disegno d'Illuminazione: DANIELA BESTETTI
Costumi: Vestuario: ILVA BARACETTI e PILAR GALLEGOS
Fotografia della Performance: LUCA MICHELUTTI
La storia dell'uomo è definita dalla ricerca continua di qualcosa di più profondo nella vita. Oltre a garantire la sopravvivenza del corpo fisico attraverso il cibo, l'abitazione e i vestiti, sin dall'epoca primitiva fino ai nostri giorni, c'è stato sempre il desiderio di esaminare la profondità dell'anima, tentando di capire lo scopo che hanno le nostre esistenze. Questo istinto, impulso primigenio, ci permette ancora di evolverci come civiltà.

La trasmutazione è un termine relazionato con la alchimia, la fisica e la chimica, che consiste nella conversione di un elemento chimico in un altro semplice corpo. Questo fenomeno si presenta in natura quando i nuclei degli elementi sono instabili. Il presente lavoro coreografico propone di percepire l'uomo in tale modo, come elemento-entità variabile, che viene continuamente convertito in un altro, negli altri, in se stesso nuovamente trasformato.

L'esperienza umana intesa come una sola: la vita transita nella stessa maniera in ognuno di noi, verificando in sostanza che tutti gli esseri sperimentino le medesime vibrazioni, sensazioni, eccitazioni, stimoli ed emozioni. L'umanità si trova in un cambiamento costante, i nostri corpi sono laboratori di mutamenti incessanti.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato possibile grazie al supporto del Fondo Nazionale per la Cultura e l'Arte FONCA (Messico), attraverso il Sistema Nazionale di Creatori dell'Arte (2010-2013) e alla compagnia di danza Arearea (Italia), in residenza di creazione e produzione nella loro sede Lo Studio.

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UNA TRIBU,
ESO ES LO QUE SOY

(MESSICO/2012)

Drammaturgia: JAN FABRE
Coreografia e Regia: PILAR GALLEGOS
Performer: LORENA GLINZ
Musica: RICARDO CORTÉS
Costumi: ADELA CORTÁZAR
Scenografia: ROSALBA GARCÍA
Fotografia: ANDREA LÓPEZ
Traduzione in Spagnolo: MARIETTA SANTI

UNA TRIBU, ESO ES LO QUE SOY (UNA TRIBU', QUESTO E' QUELLO CHE SONO) unipersonale di danza-teatro ispirato alla vita e l'opera di Antonin Artaud.

L'opera è il manifesto di uno spirito che permuta in diversi enti e che bestemmia contro Dio e contro il mondo. Un corpo, un laboratorio di trasmutazioni chimiche rivestite di pelle, nella ricerca di dare un senso e una via di uscita ai suoi pensieri, visioni e premonizioni.

Il personaggio subisce una serie di metamorfosi concatenate: da malato psichiatrico in cane vecchio, da sciamano in attore tragico, da indio bianco in profeta, in saggio, in sacerdote e, infine in anima. Il tono è eccessivo e spesso dolorante, soccombe però in un finale luminoso contagiante di fede verso il futuro.

Nel lavoro da Fabre il corpo è un veicolo trasmettitore di discorsi, soggetto sperimentale della vita, della morte, dell'iniziazione. L'animalità coesiste con la ragione, in una costante ricerca di complementarità e di analisi reciproca.


Una tribù,
questo è quello che sono.
Questo strano "io", che nessuna civilizzazione
mai stata in grado di contenere.

Non mi soffermo
strato dopo strato
togliendo la pelle della mia anima
fino a quando tutto ciò che rimane è l'ossificazione sferica
di un solo pensiero.

Insieme abbiamo
il sogno di una pietrificazione mentalmente.
Un pensiero che può essere dispiegato di fronte a se stesso.
Un problema.
Una sfera.
Un globo.
Un corpo celeste.
Una massa sporgente.
Un ossificazione sferica per dimostrare misura.
Per trovare altre fonti
ed entrare in contatto
con una nuova realtà.
Consentire incontri
di una natura più sottile e più rara.
Incontri che cicatrizzano le ferite nel nostro cuore
provocate dalle guerre nella nostra mente.

La rivoluzione sarà mentale o non sarà.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato reso possibile grazie al Fondo Nacional para la Cultura y las Artes FONCA attraverso il Sistema Nacional de Creadores de Arte e all'Universidad Nacional Autónoma de México UNAM attraverso il Centro Universitario de Teatro e il Departamento de Difución Cultural. Un ringraziamento speciale per Jan Fabre e Miet Martens in Belgio, per Marietta Santi in Cile e per Mario Espinosa Ricalde in Messico.

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MI CUERPO ES MI CASA
(MESSICO/SPAGNA/ITALIA/2011)

Coreografia e Performance: PILAR GALLEGOS
Interattività e Multimedia: NURIA PRIETO
Musica Originale: GABRIEL ACEVEDO e ROGELIO SOSA
Disegno d'Illuminazione: DAVID PÉREZ
Fotografia della Performance: LUCA MICHELUTTI


In un campo di cammini, fiumi e case, tre giorni fa ci scosse un terremoto. Adesso siamo delle rovine, pezzi sparsi di muro: pietre amorfe in una sera calda di primavera. Io non ho altra opzione che fermarmi in silenzio a pensare nel piano per ridisegnarlo tutto nuovamente, questa volta migliorando il rifugio: proteggendomi dalla pioggia, dal sole, dall'umidità della terra e dal vento, che contro i tremori, non posso fare nulla! Pavimenti, passi, pareti e visioni. Quale sarà la mia direzione? Di che colore la pittura esterna della mia pelle? Sará oportuno mettere finestre nei pori, stappare nuovi sensi. Parole: chiavi per aprire altre porte nell'abitazione del cuore. Corridoi con pavimenti di sangue e adrenalina. Costruirò anche un ponte verso le stanze dall'ingresso del giardino interno. Lentamente sto lavorando per fare abitabile questa casa: il mio propio corpo.

                                                                                    Pilar Gallegos


Il corpo, territorio in cui abitiamo: unica pertinenza. Alloggio di tutte le esperienze vissute; contenitore della memoria accumulata. Storia e patrimonio. Veicolo. Individuo, cultura, casa.

MI CUERPO ES MI CASA (Il mio corpo è la mia casa) è un assolo coreografico di quarantacinque minuti. E' una danza che insieme alla giustapposizione col video e la narrativa poetica, esplora e costruisce analogie, metafore e derivazioni fra il corpo umano e l'architettura, tra l'essere umano e il proprio ambiente.

La coreografia è divisa in tre scene principali: Colonne Umane, la città che svanisce dopo il terremoto; Viaggio Interiore, il risvegliarsi dei nostri sensi più sottili, la ristrutturazione di se stessi; e, Corpo Terra, i nostri corpi esistendo in una sola casa, un unico posto nell'Universo.

Questa piece desidera esprimere un rituale contemporaneo che sensibilizza il nostro collegamento con i corpi in cui abitiamo nella loro relazione con il pianeta in cui viviamo.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato possibile grazie al supporto del Fondo Nazionale per la Cultura e l'Arte FONCA (Messico), attraverso il Sistema Nazionale di Creatori dell'Arte (2010-2013); al Fondo di Aiuto per l'Arte Scenica Iberoamericana IBERESCENA (Spagna-Messico) dentro la convocatoria per Procesi di Creazione Coreografica in Residenza (2010-2011); a la Borsa di Residenza Artistica nel Centro di Gestione di Risorse Sceniche "La Nave del Duende" (Spagna); al programma di Residenza Low Cost nella Leggére Strutture Factory (Italia); e, alla Residenza Produttiva del Tec-Art-Eco (Italia).

SIN TÍTULO
(MESSICO/2007)

Coreografia e Performance: PILAR GALLEGOS
Musica Originale: GABRIEL ACEVEDO
Costumi: JUNIOR PAULINO
Disegno d'Illuminazione e Asistente alla Regia: ROSALBA GARCÍA
Scenografia: ROZANA MONTIEL
Testa Manichino: SAÚL VILLA
Elettronici: ARCÁNGEL CONSTANTINI
Video: DANTE BUSQUETS
Edizione: FERNANDO LLANOS
Post-Produzione: LUIS MORALES
Personaggio Psicoanalista: ROSALBA GARCÍA
Personaggi Fantasmi: MIGUEL NIETO, ROSALBA GARCÍA,
JUNIOR PAULINO e DIANA LEIN
Fotografia della Performance: JOSÉ JORGE CARREÓN

Una donna attraversa fra la fragilità, la morbidezza e il minuscolo dei propri pensieri.

Sin Título (Senza Titolo) ritrae il sogno che lei narra al suo psicanalista, come paziente in una sessione di analisi:

"Era di sera.
Ero in una città dove abitavo.
Guidavo per tornare a casa.
Senza pensare ho preso un'altra strada."

Da lì, un albero che diventa una donna, che si incontra con il suo autorritrato, confrontando la presenza di ombre e apparizioni di fantasmi.

Un timore che scatena il suo istinto animale per la sopravvivenza.

Un universo interno che evidenza le anime segrete che vivono nelle cose.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato realizzato grazie all'appoggio economico del Fondo Nazionale per la Cultura e le Arti FONCA (Messico), attraverso i programmi Fomento ai Progetti e Coinverstimenti Culturali 2006-2007 e Giovani Creatori 2005-2006.

EMOCIÓN PLÁSTICA
(MESSICO/CANADA/2007)

Coreografia e Performance: PILAR GALLEGOS
Musica Originale: GABRIEL ACEVEDO e ROGELIO SOSA
Costumi: ADELA CORTÁZAR
Disegno d'Illuminazione e Scenografia: PILAR GALLEGOS
Fotografia della Performance: JOSÉ JORGE CARREÓN

Videoperformance per quattro televisori e una ballerina, Emoción Plástica (Emozione Plastica) tocca gli argomenti della solitudine e della depressione come assi di un discorso contemporaneo comune a molte delle giovani generazione dell'attualità.

Le immagini nei monitor sono un intreccio fra il presente reale e quello immaginario, tra il passato recente crudele e gli incubi presenti senza speranza, fra un presente terribile e un futuro promettente.

Ringraziamenti:

Questo progetto è stato reso possibile grazie alla Borsa di Scambio di Residenze Artistiche Messico-Canada (2002) rilasciata dal Fondo Nazionale per la Cultura e le Arti FONCA (Messico) e The Banff Centre (Canada).